Dictionnaire de Morale Philosophique V1 (1771) PDF

Alexander Roslin: Il Barone d’Holbach, 1785. Nicolas Fréret, fu l’autore dell’dictionnaire de Morale Philosophique V1 (1771) PDF Il buon senso che fu attribuita dalla critica a Jean Meslier, in quanto d’Holbach ne riprendeva alcune argomentazioni. Solo lo scritto Tableau des Saints apparve con la sua vera firma di autore.


D’Holbach scrisse le sue opere con la collaborazione di Jacques-André Naigeon e degli enciclopedisti Denis Diderot e Louis de Jaucourt. Nato ad Edesheim nel Palatinato, piccolo stato tedesco ubicato sulla riva sinistra del Reno, da una famiglia di modesti borghesi, Paul Heinrich Dietrich vi ricevette il battesimo l’8 dicembre 1723, probabilmente a pochi giorni dalla nascita, la cui data esatta resta comunque inacclarata. Più che i genitori, dei quali non si hanno che scarse notizie, per l’educazione e l’avvenire del futuro philosophe fu decisivo lo zio materno, Franciscus « Franz » Adam von Holbach. Dopo gli studi presso l’Università di Leida, trascorse il resto della sua vita in Francia. Stabilitosi a Parigi nel 1749, dopo la fine della guerra di successione austriaca, vi ottenne la naturalizzazione francese il 10 settembre di quell’anno. Basile-Geneviève, che l’anno precedente aveva partorito al neo-barone un figlio, François-Pierre-Nicolas. Holbach convolerà a seconde nozze già nell’ottobre del 1756, unendosi con la sorella minore di Basile-Geneviève, Charlotte-Suzanne d’Aine, forse non solo per sfuggire alla solitudine e reagire al dolore, ma anche nell’intento, rivelatosi presto vano, di trovare una nuova compagna il più possibile simile alla moglie defunta.

L’unico grande amore era stato quello tributato alla prima moglie. Del resto, dalle testimonianze rimasteci, il carattere di d’Holbach non era un carattere facile. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’ateismo. Se il problema della costituzione di un corpus integrale delle opere di d’Holbach resta tuttora irrisolto, il problema attribuzionistico non merita di essere sopravvalutato.

Anche se alcune sue pagine fossero state effettivamente ritoccate da Diderot o fossero state redatte da Naigeon, la sostanza della posizione ideologica di d’Holbach non cambia. La rinuncia all’egotismo d’autore è del resto in d’Holbach scelta deliberata. Lo attesta senza ombra di dubbi la sua lettera del 27 aprile 1765, scritta nell’imminenza della ripresa della pubblicazione dell’Encyclopédie: Le sigle in fondo agli articoli scompariranno e ciò sarà vantaggioso almeno per quelli che, come me, non possono avere che un’esistenza collettiva nella Repubblica delle Lettere. L’anonimato fu dunque il prezzo che d’Holbach si risolse a pagare per non vedersi costretto a contrabbandare l’ateismo sotto finte professioni di fede teista. Dev’essere però sottolineato che da un certo momento in poi, quando si è concentrato sugli aspetti morali della sua filosofia, d’Holbach ha attenuato la sua professione di ateismo, arrivando addirittura a proporre ai cristiani di far propri alcuni principi etici da lui proposti. Holbach poteva giovarsi dell’aiuto del fratello minore di Naigeon, controllore dei viveri a Sedan.

Se all’interno dell’amministrazione nell’ultimo periodo del regno di Luigi XV non mancavano connivenze e possibili complicità, tali comunque da permettere che l’edizione completa dell’Encyclopédie, nonostante ogni ostacolo, giungesse alla fine in porto, non bisogna dimenticare che il partito clericale manteneva intatta la sua forza, sia dai pulpiti, sia nei parlamenti, nei tribunali e sulle gazzette. Chi veniva scoperto in possesso di libri holbachiani subiva severe condanne. 1768, la tortura e nove anni di carcere a un garzone di spezieria che ne aveva trattenuta una per sé e data l’altra al suo padrone, cinque anni di carcere al venditore clandestino e il manicomio a vita alla moglie di costui, ritenuta complice. Diversa era la funzione del salon.

This entry was posted in Dictionnaires, langues et encyclopédies. Bookmark the permalink.